sulla mia nuvoletta

estati e ricordi di infanzia al mare in Calabria (festa dei “Verginelli”)

Spesso i ricordi riaffiorano anche dopo tanti anni. 

 Altre volte te li porti dietro come un piccolo cassettino che ogni tanto apri e ci dai un’occhiata. E ritrovi quelle emozioni, quei colori e quei desideri che hanno fatto parte di te e che in realtà fanno ancora parte di te. Perché noi viviamo di emozioni, colori e desideri.


Ricordi di infanzia al mare

La mia infanzia estiva è stata davvero fantastica.
 Il paese della mia cara nonna  in Calabria è stato per i miei primi 14 anni di vita, lo scenario di giornate di gioiose e ricche di emozioni. Il paese è Ardore Marina ( RC).

PARTENZA VACANZA

in vacanza 😂😂

Il viaggio iniziava ad Aosta. Mio padre, preciso e meticoloso, faceva la prova del bagagliaio due giorni prima.
 Ci infilavamo le valigie vuote e lasciavamo il posto per:  damigiane di vino ed olio e vasetti di ogni cosa sottolio.
 Facevamo la partenza intelligente: alle 17 del pomeriggio, viaggiavamo quasi tutta la notte ( prevista una pausa di un’oretta per il guidatore). 
Io e mia sorella ci accomodavamo sul sedile posteriore con i cuscini e coperte e dormivamo quasi tutta la notte. Ma per noi era già vacanza, era già aria di estate

Sentire di notte i soffocati rumori di macchine che ci sorpassavano creava quella magica attesa di arrivare li…al mare.

Quando si percorreva la Salerno-Reggio Calabria, ci affacciavamo dai finestrini e guardavamo i pensionati che giocavano a scopa e guardavano i cantieri stradali… 

Arrivati al Paese io e mia sorella eravamo inebriati dall’euforia. Appena parcheggiato, si avvicinava cumpari Turi che ci salutava con un pizzicotto alla guancia che lasciava il segno e diceva “figgiu bellu, come ti chiami?… sempre Gianluca, come l’anno scorso…”

E sono solo ricordi di infanzia.

 Mare, corse in spiaggia, corse nei vicoli del paese, gelati, briosche col gelato, granite, feste in piazza.

E poi c’erano le visite di cortesia ai parenti e amici.. ogni visita comprendeva:  baci, abbracci, frasi come “diventasti grandi, quanti anni tieni”, oppure “quanto siiiiiibelllu”. 
E poi  dovevi mangiare, altrimenti non crescevi: olive,cocuzza,salami pummarola e via discorrendo…. Eravamo soltanto giustificati per il vino ( e non erano così convinti).

Quasi tutti i giorni facevo a gara con mia sorella o con mio cugino per portare le bucce di cocuzza a cummari Maria, la signora in fondo al borgo, iabasciu, che aveva le galline e ci ricambiava con 100 lire o con delle uova di gallina ( le pastorizzavo io tenendole sotto le ascelle).


Erano momenti di felicità. Erano momenti di sorriso, allegria e gioia di vivere.


Alla sera si andava su in Piazza a mangiare la granita. Era meravigliosamente buona. Metteva allegria solo a guardarla. La mia preferita era quella al caffè: Morbida e vellutata. Come deve essere una granita.
E si rideva. Si rideva al mattino, si rideva alla sera. Alla notte sognavo di ridere.
E poi c’erano i miei padrini del battesimo, giù in una casa vicino al mare. Una grande casa. E loro erano gentili, affettuosi e si mangiava bene. Persone buone, che ti regalavo il cuore.

Ma un ricordo che terrò sempre stretto nel cuore e che mi regala sorrisi e malinconia è una tradizione che mia Nonna tramandava di anno in anno: “ I Verginelli”.

LA FESTA DEI “VERGINELLI”

 

Mia nonna rimase vedova presto, con tre piccole bimbe. E si ammalò. In ospedale fece un voto a Sant’Antonio: se fosse uscita avrebbe, ogni anno portato bambini piccoli, appunto “Verginelli” a pregarlo. 
Ed ogni anno nel mese di settembre indossava il Saio.

E così nacque ‘la festa dei Verginelli’.

Radunava i bambini del borgo, maschi e femmine.  Veniva offerto loro un panino al prosciutto, latte e qualche soldo. 
E si andava in chiesa per una piccola preghiera, spontanea, non scritta.   

sulla scala di casa- La festa dei Verginelli-


Ecco , questa è la breve storia delle mie estati in Calabria, che ricorderò sempre con gioia. E ogni volta che lo racconto sorrido, perché la mia amata nonna da lassù, sicuramente vuole vedermi così. Perché sorridere fa bene alla vita ( anche un po’ più giù)..

A presto,
Gianluca

 

One Comment

  • Katja

    Il tuo racconto ha fatto riaffiorare anche i miei ricordi, devo dire molto simili ai tuoi! Vivo a Trento, nonni materni in Calabria e puntualmete, per 20 anni, quando la scuola finiva (mia madre è insegnante, quindi le sue ferie coincidevano con le mie), correvamo subito giù. Mio padre preparava un bel pò prima la macchina e si partiva la mattina presto, tipo verso le 4.

    Sono i ricordi più belli e non sai quanto mi mancano! Grazie per questo tuffo in un lontano e vago passato!

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